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Vernissage "Notti Felliniane"

Roma, 27 Gennaio 2026:
In questo video ho voluto raccogliere due opere che rappresentano profondamente il mio modo di creare: un dialogo continuo tra immagini, luce e significato. Nel Ratto di Proserpina la materia prende vita attraverso il colore, che diventa forza, gesto, tensione emotiva; nell’opera con le colonne, invece, mi interessa lasciare spazio al mistero, permettere a chi guarda di entrare e trovare una propria chiave di lettura. Ogni fusione è per me un atto intimo, una ricerca personale che si completa solo nello sguardo dell’osservatore. Vedere queste opere prendere forma insieme, in movimento, è una grande soddisfazione.

Roma è la mia radice e la mia ispirazione costante: nelle sue architetture, nella sua storia e nelle sue ombre ritrovo continuamente materia da trasformare. Essere chiamata “Cantrice di Roma” è per me un riconoscimento profondo, perché sento di raccontare, attraverso queste immagini, una città che vive non solo nella pietra, ma anche nella luce, nei contrasti e nelle emozioni che riesce ancora a evocare.

Mentre ascolto queste parole, mi sorprendo a riconoscermi in frammenti che non avevo mai provato a definire fino in fondo. Il riferimento a Roma, ai suoi gatti, a quella presenza silenziosa e continua che attraversa il tempo e lo spazio, mi tocca in modo profondo: è come se una parte del mio lavoro fosse stata colta e restituita con naturalezza, senza bisogno di spiegazioni. In mezzo a tante opere, a tante visioni diverse, sentire che anche il mio sguardo trova un posto, anche solo accennato, mi dà una sensazione di appartenenza difficile da descrivere.

Questo vernissage è per me più di una semplice esposizione: è un momento in cui il mio percorso si intreccia con quello di altri artisti, con altre storie, altri linguaggi. Le parole del critico scorrono tra tempo e spazio, tra memoria e trasformazione, e io mi sento parte di questo flusso, di questo dialogo continuo. C’è una felicità sottile ma intensa nel sapere che ciò che nasce da un gesto intimo, quasi solitario, può poi entrare in relazione con chi guarda, con chi interpreta, con chi racconta. Ed è proprio lì, in quell’incontro, che sento di esistere davvero come artista.

In questo lavoro ho scelto di spingere Roma oltre i suoi confini reali, lasciandomi guidare dalla fantasia per creare nuove architetture impossibili. Ho unito monumenti che nella realtà non potrebbero mai convivere, come l’Arco di Tito e il Colosseo, trasformando questa “violenza visiva” in un gesto espressivo capace di catturare lo sguardo. Non è una distruzione, ma una ricostruzione emotiva: un modo per far emergere, con forza, la grandezza e il valore simbolico di questi luoghi.

Mi interessa che chi osserva si fermi, anche solo per un istante, e riveda questi monumenti con occhi diversi, più attenti, più curiosi. Se l’immagine sorprende, spiazza o persino destabilizza, allora ha già iniziato a parlare. Ed è proprio in quel momento che nasce il dialogo tra opera e spettatore, che per me è il cuore di tutto.

 
 

“Io sono Paola. Io sono Polason” è un piccolo gesto, semplice ma autentico, che raccoglie il senso di un percorso. In queste immagini che scorrono una dopo l’altra non c’è solo una sequenza di opere, ma un’identità che si mostra senza filtri, tra ricerca, intuizione e trasformazione. È come guardarsi indietro per un attimo e riconoscere il filo che unisce tutto.

Anche nella sua essenzialità, questo video ha per me un valore speciale: è un dono, un momento di restituzione, qualcosa che racconta chi sono diventata attraverso ciò che ho creato. Tra ritmo e immagini, resta la consapevolezza che ogni opera è un frammento di me, e che insieme formano una voce sola.

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Mi sento davvero grata per le parole che il critico ha rivolto alla mia opera. Quando ho creato questo quadro, il grande fiore rosa che si staglia sullo sfondo di Roma rappresentava per me un simbolo di delicata bellezza, ma anche di resilienza.

L’unione tra la natura e la città eterna è stata un tentativo di fondere due elementi apparentemente distanti, e sapere che questo messaggio è stato compreso e apprezzato mi riempie di gioia. Le parole del critico mi hanno dato la conferma che la mia arte è riuscita a trasmettere un’emozione forte, quella di un contrasto armonico tra la delicatezza di un fiore e la potenza storica di Roma.

È una sensazione unica vedere riconosciuto il proprio lavoro con tanto calore.

Le parole del critico mi hanno profondamente toccata e riempita di gratitudine. Sentire che la mia capacità di gestire le sfumature nelle composizioni fotografiche dei monumenti di Roma è stata apprezzata, ha dato un significato ancora più profondo al mio lavoro.

La sua descrizione, quel gioco di “disomogeneo ed omogeneo al tempo stesso“, rispecchia esattamente ciò che volevo trasmettere: l’incapacità di catturare la grandezza di Roma in un solo sguardo, come se ogni monumento, ogni dettaglio architettonico, non potesse mai essere del tutto compreso nella sua totalità.

Sono grata perché le sue parole hanno saputo cogliere l’essenza stessa delle mie opere e mi hanno fatto sentire compresa, come se il mio viaggio artistico non fosse stato solo personale, ma condiviso con chi osserva.

Perchè Fotografo?

Ogni mio scatto è un viaggio tra realtà e sogno, una ricerca di quella sfumatura che, pur non rendendo l'opera mai completa, sa far vibrare l'anima di chi guarda.”

Attimi e Impressioni.

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